Non tentare Dio
Autor: Beniamin Ban  |  Album: fara album  |  Tematica: Ispită
Resursa adaugata de Beniamin98 in 06/07/2026
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Non tentare Dio. Tutti noi abbiamo sentito questa frase almeno una volta nella nostra vita. Magare da un predicatore, da un anziano o se veniamo da una famiglia cristiana dai nostri genitori. Ma cosa significa veramente tentare Dio? Prima di tutto bisogna dire che non solo un modo per tentare Dio, ma che ne sono almeno tre. Proviamo a pensare insieme. A cosa pensate se vi dico di non tentare Dio. Sicuramente ciò che ci viene in mente prima di tutto è il popolo d’Israele nel deserto. E sì. Questo è il primo modo in cui possiamo tentare Dio, ossia vedere la potenza e l’amore di Dio nelle nostre vite e poi metterli in dubbio. Ed è proprio questo che fa Israele. I giudei avevano visto Dio compiere l’Egitto con le 10 piaghe. Avevano visto le straordinarie capacità di Dio manifestarsi, mettere in ginocchio il paese più potente dell’epoca umiliare gli dei egizi. Ma avevano anche visto il suo amore e  la sua cura perché loro non sono stati colpiti. Poi quando il faraone, dopo che li ha lasciati uscire dall'Egitto, ha cominciato a inseguirli con i carri da guerra Dio ha aperto il mare per loro e loro sono passati come sull'asciutto. Israele in tutte queste occasioni ha visto la mano dell’Onnipotente operare e  la sua premura, ma nel deserto ha continuato a tentarlo. Subito dopo aver attraversato il mar Rosso nel esodo 15 il popolo arriva a Mara. Li non c’è acqua potabile e invece di chiedere aiuto al Signore loro si lamentano. Dio mostra a Mosè un legno da buttare in acqua e le acque diventano dolci. In Esodo 16 il popolo mormorò contro Mosè e Aaronne servi dell'Altissimo lamentando la mancanza di cibo, affermando che sarebbe stato meglio se fossero stati uccisi mentre erano in Egitto e avevano cibo a sazietà. Allora il Signore rispose loro che quella stessa sera avrebbero mangiato carne e la mattina seguente si sarebbero saziati di pane. Quella sera Dio fece arrivare al popolo delle quaglie che ricoprirono il campo. La mattina seguente quando si risvegliarono sopra  il terreno intorno a loro c’era uno strato di mana. Dio comandò loro di raccogliere quanto bastava ad ognuno per quel giorno e il sesto giorno di raccogliere 2 volte tanto, ma di non raccoglierne il settimo giorno. Anche in questo caso la casa d’Israele disubbidì a Dio raccogliendo di più e cercando di conservarlo o uscendo per raccogliere anche il settimo giorno. In Esodo 17 il popolo mormora ancora contro Mosè e contro Aaronne per la mancanza di acqua e di nuovo il Signore interviene e dà loro acqua potabile in abbondanza. In Numeri 11 il popolo si lamenta di nuovo per la mancanza della carne ricordano con nostalgia la carne e tutto ciò che avevano in Egito senza ricordare la schiavitù. Dio da loro di nuovo carne in abbondanza per poterne mangiare per un mese, però li corregge anche. In numeri 20 il popolo si alza di nuovo contro Mosè e Aaronne per la mancanza di acqua. E Dio di nuovo in modo miracoloso da loro acqua da bere. Da notare che Dio non condanna mai le loro richieste, non gli dice mai di sopportare la fame o la sete o che si devono accontentare di manna. Ma condanna il loro comportamento, la mormorazione, la loro mancanza di fede, la continua ribellione e il voler tornare in Egitto, da dove Lui gli ha liberati e salvati dalla schiavitù. E se siamo sinceri anche noi abbiamo agito così. Anche noi abbiamo visto la potenza e l’amore di Dio nelle nostre vite. Abbiamo visto e vissuto miracoli. Dio ha cambiato radicalmente le nostre vite e anche le situazioni in cui non avevano speranza Dio ha operato. Però alla prima difficoltà, al primo imprevisto abbiamo dubitato, ci siamo ribellati a Dio, abbiamo cominciato a provare nostalgia per le situazioni dalle quali Dio ci ha liberato, senza ricordarci che avevamo pregato per essere liberati. Io stesso ho fatto così. In mezzo alla pandemia, dopo che avevo perso la borsa di studio, quando avevo molti debiti Dio mi ha dato un lavoro. Mi trovavo bene la ma non riuscivo mai ad andare in chiesa. Dio mi ha aperto un’altra porta in fabbrica. Per 6 mesi mi hanno fatto il contratto di mese in mese. Una volta non mi aveva chiamato per la proroga fino all’ultimo giorno. Mi stavo pentendo di aver lasciato il vecchio lavoro. Mi chiedevo se mi avrebbero riassunto, se sarei stato capace di trovarne un’altro. Avevo paura e dubitavo che il lavoro in fabbrica fosse da parte di Dio. Ho prego e gridato a Dio. Ancora oggi lavoro in quella fabbrica. Dopo più di 4 anni. Ciò che voglio dirti è non ti scoraggiare nei momenti difficili e non tentare Dio, perché Dio ha già provveduto alla tua vita in passato e continuerà a farlo.

Il secondo modo in cui possiamo tentare Dio è sapere che qualcosa è nella volontà del Signore ma scegliere di combatterla. Ed è proprio quello che avevano fatto i farisei.

Matteo 16:1-4 

I farisei e i sadducei si avvicinarono a lui per metterlo alla prova e gli chiesero di mostrare loro un segno dal cielo. Ma egli rispose loro: «Quando si fa sera, voi dite: “Bel tempo, perché il cielo rosseggia!”  e al mattino: “Oggi tempesta, perché il cielo rosseggia cupo!” [Ipocriti!] L’aspetto del cielo lo sapete dunque discernere, e i segni dei tempi non riuscite a discernerli? Una generazione malvagia e adultera chiede un segno, e segno non le sarà dato se non il segno di Giona». E, lasciatili, se ne andò.

Pensate dopo che loro hanno visto Gesù guarire gli infermi, dare la vista ai ciechi, liberare gli indemoniati, predicare con potere. Eppure dopo tutto ciò loro chiedono un segno. Non perché non ne hanno già abbastanza ma perché accettare che Gesu faceva e predicava la volontà del Signore significava cambiare la loro vita in maniera radicale. Dovevano rinunciare ai loro privilegi, diventare umili e cominciare a servire. Inoltre per quanto riguarda almeno i farisei loro sapevano che Gesù era mandato da Dio difatti in 

Giovanni 3:1-2

Or c'era fra i farisei un uomo di nome Nicodemo, un capo dei Giudei. Questi venne a Gesú di notte e gli disse: «Maestro, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio, perché nessuno può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui».

Nicodemo non dice io so che tu sei un dottore venuto da Dio, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio. Questo lascia intendere che almeno una parte dei farisei sapevano che Gesù era mandato da Dio, agiva e parlava secondo il Suo volere. Ma non volevano rinunciare al loro stile di vita. Loro non cercavano una conferma, ma una scusa per respingere Cristo. Anche noi a volte agiamo in condizioni simili. Sappiamo cosa Dio ci sta chiamando a fare e cerchiamo tutte le scuse. Non ho tempo. Non ho le capacità. Non ho una squadra con cui lavorare. Sono troppo giovane e inesperto. Cerchiamo non di sapere se ciò è nel volere di Dio o meno ma un motivo per poterci sentire giustificati a ribellarci.

Infine l’ultimo modo in cui possiamo tentare Dio è quello di metterci in situazioni pericolose, convinti che essendo fedele il Signore mi salverà. In 

Matteo 4:5-7  

Allora il diavolo tentatore lo portò a Gerusalemme sul tetto del tempio. «Poiché tu sei il Figlio di Dio, salta! » gli disse, «perché le Scritture dichiarano: “Egli ordinerà ai suoi angeli di proteggerti ovunque andrai: ti porteranno in palmo di mano in modo che tu in nessun sasso possa inciampare”». Ma Gesù replicò: «Nelle Scritture è anche detto di non tentare il Signore! »

Gesù era figlio di Dio e la sua fede era assoluta. Non dubitava di Dio ma sapeva che doveva agire in modo saggio, non perché Dio non lo poteva salvare ma perché Dio ci chiama anche a una responsabilità personale non a una fede folle.

InProverbi 22:3-4

L'uomo accorto vede venire il male, e si nasconde; ma gli ingenui tirano avanti e ne subiscono le conseguenze. Il frutto dell'umiltà e del timore del Signore è ricchezza, gloria e vita.

Gesù sapendo che non gli era giunta la sua ora si ritirava quando era in pericolo. Impara da Lui. Non si metteva inutilmente in pericolo pensando “Tanto Dio è mio Padre e mi salverà". Agiva con prudenza, quando la situazione richiedeva prudenza e con decisione quando richiedeva decisione.

Dio ci chiama ad evitare le situazioni pericolose per noi, se queste non sono nella Sua chiamata, e di essere accorti. Dio ci ha dato uno spirito di saggezza non di stoltezza. Dio ci chiama ad essere responsabili non irresponsabili. Perché mettersi in situazioni pericolose di proposito non è fede è presunzione, è arroganza. Non prendere situazioni impulsive aspettandoti e pretendendo che Dio risolva le conseguenze negative che porteranno Se Dio non chiama a lasciare il lavoro, non licenziarti pensando che tanto Dio provvederà per me. Arriverai a sentire la mancanza del pane. Se Dio non ti chiama ad una specifica opera o in una determinata parte del mondo non andare pensando sto facendo il volere di Dio. Ma se Dio ti chiama a fare qualcosa si ubbidiente. Quando Dio ti guida porta chiarezza per la chiamata.

 

In conclusione non tentare Dio. Quando la situazione diventa difficile ricordati che Dio rimane fedele e ciò che ha promesso farà. Segui il volere di Dio anche quando non è facile, anche se fa male e devi rinunciare a ciò che ti fa comodo e ti piace e non metterti in pericolo per il tuo ego o per dimostrare una fede stolta. Ricordati che Gesù fu sottoposto alle nostre stesse tentazioni ma non pecco. E noi siamo più che vincitori in Lui.



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