Merita soffrire per Cristo?
Autor: Beniamin Ban  |  Album: fara album  |  Tematica: Suferință
Resursa adaugata de Beniamin98 in 07/06/2026
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Dio è buono e questa è una verità. Ma il fatto che Dio è buono implica anche il fatto che non avremo mai combattimenti, non vivrema mai momenti difficili, non avremo mai momenti di sofferenza? Certo che no. Anzi, come cristiani ci viene chiesto di fare dei sacrifici per poter camminare rettamente sulla via del Signore e spesso avremo combattimenti che metteranno a prova la nostra fede e il nostro carattere. Ci potremmo chiedere: ma vale veramente la pena vivere una vita da cristiano se da una parte devi fare sacrifici e dall'altra hai combattimenti? Non voglio essere io a rispondere, ma voglio che sia una persona molto più matura di me, molto più sperimentata di me, a dare una risposta. E mi riferisco all'apostolo Paolo.

 

In Filippesi 3:4-6 lui ci dice: "Se qualcuno altro pensa di avere motivo di confidare nella carne, io posso farlo molto più di voi. Io, circonciso l'ottavo giorno, della razza di Israele, della tribù di Beniamino, ebreo, figlio di ebrei, quanto alla legge fariseo, quanto allo zelo, persecutore della Chiesa, quanto alla giustizia che è nella legge, irreprensibile".

Mentre in Atti 22:3 ci viene detto: "Io sono un Giudeo, nato a Tarso di Cilicia, ma allevato in questa città, educato ai piedi di Gamaliele nella rigida osservanza della legge dei padri; sono stato zelante per la causa di Dio, come voi tutti siete oggi".

 

Questi versi ci dicono parecchie cose interessanti sulla vita di Paolo. Prima di tutto possiamo vedere che Paolo aveva una genealogia molto chiara, molto ben tracciata fino a Beniamino. Se questo per noi non è una cosa rilevante, per la società dell'epoca era molto importante avere una genealogia precisa e soprattutto avere persone che sono state influenti o potenti nella propria genealogia. Inoltre lui ci dice che ha studiato ai piedi di Gamaliele. Gamaliele era uno dei migliori maestri della sua epoca. Sarebbe equivalente per noi di dire: "io ho studiato in un'università prestigiosa". Infine ci viene detto che lui era un fariseo. Mentre per noi la parola fariseo è un'offesa, perché è come dire: ipocrita o falso, in origine i farisei erano delle persone che avevano molto a cuore la legge di Dio, che vivevano rispettandola. Difatti Paolo afferma che, per quanto riguarda la giustizia che è nella legge era irreprensibile. Quindi tracciando un profilo di Paolo possiamo vedere che lui era una persona moralmente molto elevata, che aveva un'ottima istruzione. Lui era un membro dell'élite della società. E vediamo come valuta tutto ciò dopo che viene a conoscenza di Cristo.

In Filippesi 3:7-11 ci viene detto: "Ma ciò che per me era un guadagno, l'ho considerato come un danno a causa di Cristo. Anzi, a dire il vero, ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all'eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho rinunciato tutto. Io considero queste cose come tanta spazzatura al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui, non con una giustizia mia derivante dalla legge, ma che sia mediante la fede in Cristo, la giustizia che viene da Dio basata sulla fede. Tutto allo scopo di conoscere Cristo, la potenza della resurrezione, la comunione della sua sofferenza, diventando conforme a lui nella morte, per giungere in qualche modo alla resurrezione".

Qui non c'è tanto da dire. Paolo ci dice: "Io avevo una posizione elevata, ero un membro rispettato nella società. Avevo notorietà, ero un membro dell'élite". Ma tutto questo lo considero come tanta spazzatura rispetto all'eccellenza di conoscere il Cristo. Forse Dio ti sta chiedendo anche a te di fare dei sacrifici, magari di lasciare il posto di lavoro, magari di lasciare una conoscenza, delle relazioni che ti portano vantaggi. E hai paura, non sai cosa fare. Beh, ti posso dire questo: affidati a Dio, perché Paolo parla chiaramente. Lui considera tutto ciò che aveva prima come, come spazzatura rispetto a ciò che sta guadagnando in questo momento.

E per quanto riguarda i combattimenti di cui accennavo prima, vediamo che cosa ne pensa Paolo.

In 2 Corinzi 11:22-27, lui dice: "Sono servitori di Cristo. Io parlo come uno fuori sé. Io lo sono più di loro, più di loro per le fatiche, più di loro per le prigionie, assai più di loro per le percosse subite. Spesso sono stato in pericolo di morte. Dai Giudei cinque volte ho ricevuto quaranta colpi meno uno. Tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre volte ho fatto naufragio. Ho passato un giorno e una notte negli abissi marini, spesso in viaggio, in pericoli sui fiumi, in pericolo per i briganti, in pericolo da parte dei mio connazionali, in pericolo da parte degli stranieri, in pericolo nelle città, in pericolo nei deserti, in pericolo sul mare, in pericolo tra i falsi fratelli, in fatica e in pene, spesse volte in veglie, nella fame e nella sete, spesse volte nei digiuni, nel freddo e nella nudità".

Mentre in Filippesi 4:11-12 è detto: "Non lo dico perché mi trovi nel bisogno, perché ho imparato ad accontentarmi dello stato in cui mi trovo. So vivere nella povertà e anche nell'abbondanza. In tutto e per tutto ho imparato ad essere saziato e ad avere fame, a essere nell'abbondanza e nell'indigenza". Noi possiamo vedere che non solo Paolo rifiuta la sua posizione e tutto ciò che aveva, ma è disposto ad affrantare qualsiasi battaglia. Più volte viene torturato, viene picchiato, viene lapidato, viene fustigato. Più volte si trovava in pericolo, si trovava in pericolo per i falsi fratelli, per i giudei, a causa dei briganti, si trovava in una condizione di vita estremamente misera, soffrendo la fame, soffrendo il freddo, soffrendo la sete. Eppure lui ci dice che lui si è abituato a tutto ciò. Per lui questa è diventata normalità, è diventata la routine. Come per noi è diventato normale alzarci e fare colazione, per lui era normale alzarsi, essere torturato, essere picchiato, essere deriso, essere umiliato, soffrire la fame e il freddo. Vediamo come considera tutto ciò, in Romani 8:12 lui dice: "Io ritengo che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi". Ciò che Paolo qua dice è molto chiaro, ossia che tutte le sofferenze, tutte le disgrazie, tutti i sacrifici che sta facendo in questo momento sono così di poco conto rispetto al premio che ricevera, che non vale nemmeno la pena considerarli, non vale nemmeno la pena preoccuparsi di queste cose. Per cio non so che situazione stai vivendo in questo momento. Non conosco la croce che stai portano. Ma ti posso dire non ti arrendere. Continua a perseverare nella fede. Perche ogni sacrificio, ogni lacrima, ogni notte insone, ogni offessa sara ampiamente ripagata da Dio.

In 1Corinzi 10:13 Paolo dice Nessuna tentazione vi ha còlti, che non sia stata umana; però Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscita, affinché la possiate sostenere. Ora voi potreste dirmi che Paolo era un folle, che era un visionario. Ma Paolo sapeva cio di cui parlava, perché aveva visto il cielo e lo dice chiaramente in 2 Corinzi 12:2-7. Lui dice: "Conosco un uomo in Cristo che, quattordici anni fa - se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito fino al terzo cielo. E so che quest'uomo - se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare. Di lui io mi vanterò! Di me stesso invece non mi vanterò fuorchè delle mie debolezze. Certo, se volessi vantarmi, non sarei insensato, perché direi solo la verità; ma evito di farlo, perché nessuno mi giudichi di più di quello che vede o sente da me. Perché non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perché io non vada in superbia.

". Qui capiamo chiaramente che sta parlando di lui stesso. Difatti lui dice: "Affinché io non mi monti in superbia per la straordinarietà grandezza delle rivelazioni, è stato permesso al diavolo di mettermi una spina nella carne". Paolo ci dice chiaramente che ha visto il cielo, ha visto ciò che contiene e lui ha valutato che tutta la gloria che questo mondo gli può offrire, una posizione sociale, il rispetto delle persone, la ricchezza non sono niente in confronto a quello che si trova nel cielo. E non solo, ma è una cosa così grandiosa, così gloriosa, che vale la pena pagare qualsiasi prezzo. Mi vengono in mente le parole di Gesù che dice che quando un mercante trova una perla di grande valore è disposto a vendere tutto pur di averla. E similmente dovremmo essere anche noi disposti a fare qualsiasi sacrificio e qualsiasi rinuncia per poter entrare nel regno dei Cieli. Perché è vero che non tramite le nostre azioni entreremo nei regni dei Cieli, ma tramite fede, , a Giacomo ci dice chiaramente che la fede deve essere una fede di azione, non di parole. Ora preghiamo, Signore, Dio nei Cieli e della Terra, ti ringrazio per tutto quello che hai fatto per noi, per tutto ciò che stai facendo per noi. Per favore, Padre mio, dacci la forza, dacci la pazienza e l'amore di essere disposti a sacrificare qualsiasi cosa che non è nel tuo volere e di subire qualsiasi torto, qualsiasi sacrificio, per poter camminare sulla tua via. Aiutaci tu, continua a vegliare su di noi. Nel nome di Gesù, amen.


 

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